Praga in una canzone

img102Spesso associamo i nostri ricordi a una canzone.
Per rivivere un amore.
O una delusione d’amore.
Per riassaporare le sensazioni di un’estate speciale.
Ci sono le colonne sonore dei telefilm, dei cartoni animati o i vecchi jingle delle pubblicità (io adoravo la musichina delle tabù: ne mangio mille al giorno vuoi sapere perché?… ) che sono porte del tempo.
Passaggi temporali verso l’infanzia.
Oppure le canzoni di Natale che come le ascolti pensi alla neve, alle luci, agli addobbi, alle tombole in cui non vinci mai niente e vivi la frustrazione di vedere sempre i soliti riempirsi il tavolo di cesti, bottiglie e salami.
Mentre sul tuo solo gusci di arachidi.
Ma alla fine va bene anche così.
L’importante è partecipare.
Dicono.

Poi ci sono melodie che diventano le colonne sonore dei viaggi.

Quando sono stato a Praga una decade fa, a cazzeggiare cinque giorni in compagnia di qualche amico, era il periodo della Camisa negra, tormentone proveniente dal Sud America che passava continuamente nelle radio.
E come succede spesso non riesci a capire se la canzone ti entra in testa perché ti piace o perché ti ci abitui.
Tra l’altro aveva un testo tristissimo che stonava completamente con l’allegria e la spensieratezza di quella vacanza.
Come un’immagine in bianco e nero in un film a colori.
Così senza un motivo preciso si è infilata in un angolo di memoria.
E dentro quella canzone svuotata del suo contenuto si sono raccolti tutti i ricordi di Praga.picsart_12-01-10-22-40
Le passeggiate artistiche sul Ponte Carlo.
Lo spettacolo dell’orologio astronomico fatto di rintocchi e meccanismi.
Il museo delle cere gestito da due signore anziane dolci come due generali delle SS.
Il fiume Moldava croce e delizia di Praga.
Su una parete dell’albergo una tacca ricordava il livello raggiunto dall’acqua durante l’alluvione del 2002.
I negozi di cristalli ad ogni angolo.
L’aglio che a tavola non mancava mai. Trito d’aglio, salsina all’aglio, burro all’aglio.
Dopo ogni pasto sterminavamo intere colonie di mosche…
Una splendida cena sulla torre della televisione guardando dall’alto le luci della città brillare nella notte.
Il Palazzo reale.
La collina di Petrin con la sua piccola Tour Eiffel.
Piccola ma abbastanza alta da costringerti a guardare il cielo.img48
Le risate trattenute guardando personaggi strani in metropolitana, per poi esplodere in differita, lontani dal bersaglio.

Tanti ricordi, tutti lì, tutti insieme pronti a riemergere dalla nebbia ascoltando una canzone triste.

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Son soddisfazioni

picsart_11-24-09-04-27È sera.
Io seduto in modo poco composto sulla sedia a dondolo sto cercando le parole per un post.
Romina cancella qualche vecchia foto dal suo smartphone, affaticato da una memoria un po’ troppo satura.
Eleonora corricchia per la stanza con portamento incerto ed un equilibrio sorprendente, seminando libri per bambini sul percorso come una moderna pollicina.
Seguita a vista da una baby sitter speciale.
La nostra cagnolina.
Una fedeltà immensa in due chili di Pinscher.
Un body guard taglia piccola.

La tv trasmette i cartoni animati che ancora nostra figlia segue distrattamente.
Si ferma un attimo, si incanta per un po’ e poi riparte nel suo vagare senza una meta.
Del suo far di tutto un gioco rimango spesso sorpreso.
Ha tanti giocattoli, soprattutto per merito dei nonni che inventano occasioni dal nulla per regalargliene.
Però lei si diverte con pezzi di carta, tappi di biberon, con il tintinnio delle cerniere delle nostre maglie.
Come se volesse passarci un messaggio “non datemi tutto, a me basta la mia fantasia”.
Per un attimo sono io attratto dalla televisione come se il mio inconscio avesse colto qualcosa che la mente ancora non ha razionalizzato.
Il cartone animato ha come protagonisti degli animali, comincio a mettere a fuoco il perché di quel richiamo all’attenzione.
I nomi dei personaggi.
Il coniglio si chiama Cilindro, la rana Pio, il pulcino Senzanome, ma soprattutto il cane Portatile.
Ma perché diavolo un cane si deve chiamare Portatile?
Corro su Internet a cercare una spiegazione.
Scopro che si chiama così perché da piccolo ha ingoiato un cellulare…
Rimango per un attimo interdetto poi mi ricordo che io da piccolo guardavo Holly e Benji dove il protagonista rimaneva sospeso in aria mezz’ora per eseguire una rovesciata.
Mi tranquillizzo, è tutto nella norma.

Mentre sto uscendo da questa riflessione la mia bimba si avvicina, mi strattona la manica alla ricerca di un’attenzione, un gesto di affetto che non riuscirei a rifiutarle neanche se volessi.
Mi fissa con i suoi occhioni azzurri avvicinando il suo viso al mio.
Quando i figli ti guardano così è come se ti aprissero una porta sulle meraviglie dell’universo.
Sui significati più profondi della vita.
Le accarezzo la testa e le dico con affetto “Eleonora” e lei con altrettanta dolcezza.
“Cacca!”.
Son soddisfazioni.

Ricordi di crociera

picsart_11-17-10-17-38Tre anni fa siamo stati in crociera nel Mediterraneo, la settimana di ferragosto, in viaggio di nozze.
Vi racconterò per punti la nostra esperienza.
Le cose che mi sono rimaste più impresse.
In ordine sparso così come mi vengono in mente.

I risvegli.
La crociera è  durata una settimana.
Ogni giorno ci si svegliava in un porto diverso a parte una mattina che eravamo in mare per la tratta più lunga del nostro itinerario.
Ci si alzava, si andava nella sala per la colazione ancora un’ po assonnati e con il piatto pieno di cibo disposto con equilibri difficili da mantenere, ci si sedeva ai tavolini posizionati lungo le enormi vetrate.
Guardavamo fuori con una prospettiva inusuale, privilegiata.
Ogni volta uno spettacolo diverso, una città nuova, indaffarata nel suo vivere la quotidianità.
La osservavamo come se fossimo davanti a uno schermo.
Studiavo i tetti dei palazzi, le macchine, le persone che passeggiavano ignare di questa attenzione.
Poi si usciva un attimo fuori per capire quali profumi catturasse l’aria in quel luogo.

Il cibo.
Non mancava mai. Vedevi gente passare ad ogni ora del giorno con rifornimenti importanti.
La sala buffet era il paese dei balocchi per gli ingordi.
Dove non arrivava la fame, arrivavano gli occhi.
Ci si perdeva, si facevano accostamenti assurdi alla faccia di Cracco.
C’era talmente tanta scelta che facevi almeno tre giri prima di decidere cosa prendere e cosa sacrificare “però stai tranquillo, non te la prendere, non è una questione personale. Domani fatti trovare qui è ti prometto che scelgo te”.
Questo era più o meno il mio dialogo con gli alimenti scartati.

I cocktail.
Penso di non averne mai bevuti così tanti in vita mia.
Avevamo fatto il pacchetto bibite al momento della prenotazione perché tutte le persone con cui parlavamo ci dicevano “mi raccomando occhio al bere che ti spennano”.
Effettivamente le bevande hanno prezzi inverosimili.
Il problema è che comunque per far pari con il prezzo del pacchetto devi bere come un fosso.
Perciò abbiamo provato intrugli di ogni genere, con nomi assurdi.
Ad un certo punto cominciavi a prendere il menù, chiudevi gli  occhi è sceglievi a seconda di dove cascava il dito “vediamo questo con cos’è: ananas, colluttorio e liquido di contrasto…vabbè  tanto ormai”.

Le camere.
Qui se avessi coraggio confesserei di aver implorato Romina di prendere una camera interna perché temevo che in quelle con finestra o balcone filtrasse la luce.
Siccome io questa cosa la soffrivo tantissimo, ero preoccupato di ritrovarmi sveglio all’alba ogni mattina.
Ma siccome non sono coraggioso non ve lo dico.
E comunque da quando è nata Eleonora ho risolto questo fastidioso problema.
Adesso dormo con il buio, dormo con la luce.
Dormo con il silenzio, con il rumore.
Dormo sdraiato, seduto, in piedi ( non fate battute…).
Dormirei anche con una gamba su, come le gru.
L’importante è dormire…
Una cosa che mi colpiva sempre era il grado di insonorizzazione della zona notte.
Quando si accedeva ai corridoi delle camere, una musichina classica di sottofondo si sostituiva al frastuono della movida da crociera.
Leggera, lontana, silenziosa, intima.
Inquietante.
Anche il suono dell’aspirapolvere degli addetti alle pulizie si adattava a quell’atmosfera surreale rumoreggiando sottovoce.
Diciamo che quel brividino  te lo dava.
Un po’ Shining un po’ 1408.

Gli addetti alle pulizie in camera.
Gentilissimi.
Se passavi dieci volte loro ti salutavano dieci volte.

Le fotografie.
Se andate in crociera, in un momento qualsiasi della giornata, vi prenderanno alla sprovvista, vi piazzeranno su un seggiolino e vi faranno delle foto.
Dopo cinque minuti ve ne sarete dimenticati.
Finché, un paio di giorni dopo, passando distrattamente davanti a degli espositori, vedrete in mezzo ad un numero indecifrato di istantanee una fotografia con un tipo che vi assomiglia però molto più bello e più giovane.
“No aspetta, ma quello sono io dopo una cura di photoshop!”
Compratene almeno una.
Costano come un album intero però sono utilissime.
Le potete mettere sui manifesti se decidete di entrare in politica.
Sul retro della copertina del vostro libro farà la sua figura se siete degli scrittori.
Oppure la tenete lì da far vedere ai nipoti quando sarete anziani “vedi come erano belli i tuoi nonni da giovani”.
Però nascondete tutte le altre se no vi scoprono.

Il teatro.
La nave era talmente grande che dentro aveva un signor teatro.
Ogni sera facevano uno spettacolo in stile musical.
La qualità del cast era eccelsa: cantanti con voci meravigliose.
Ballerini e acrobati di una bravura impressionante.
È stata una delle cose che ci è piaciuta di più.
Ogni volta un’emozione.

Le escursioni.
Belle ma frettolose.
Sono come i ristoranti di un certo livello.
Ti propongono le specialità dello chef, tanti piatti vuoti con qualcosa al centro.
È quel qualcosa è buonissimo, sublime.
Però esci con la fame.

Le piscine.
Se si va in alta stagione bisognerebbe rinunciare ad un’escursione per godersele.
La mattina quando la maggior parte dei crocieristi è fuori dalla nave le piscine sono vivibili.
Il pomeriggio decisamente meno.
Bambini che saltavano dentro e fuori dall’acqua come salmoni impazziti.
Dentro le vasche idromassaggio la gente era talmente stipata che se uno si azzardava a muoversi, il più leggero del gruppo schizzava in aria come un fuoco d’artificio.

Il mare
È una presenza costante. È  un amico fedele che ti accompagna di porto in porto.
Rincorre ogni momento l’orizzonte aspettando che un sole stanco e caldo affondi tra le sue braccia nel rosso di un tramonto.
E tu sei lì ogni sera pronto a goderti questo spettacolo silente.
Nell’illusione della staticità mentre intorno tutto si muove.

Conclusione.
Un’esperienza piacevole.
Una piccola città in movimento, lussuosa, vivace, romantica, piena di locali e intrattenimenti.
Ci tornerei, ma non a ferragosto.

Civita di Bagnoregio è magia

Se avete da qualche parte una lista dei posti da vedere assolutamente almeno una volta nella vita, colma di località magari anche piuttosto lontane e costose da raggiungere.
Se nell’elenco Civita di Bagnoregio non fosse presente.
Vi consiglio di trovarle un posticino.
Perché Civita è senza alcun dubbio uno di quei luoghi che l’occhio umano non può limitarsi a vedere in una fotografia.
Si perde troppo.
Dentro quell’immagine bisogna entrarci, superare il limite della bidimensionalità, lasciare che la vista possa sostituirsi all’immaginazione. Spesso la fantasia supera la realtà.
In questo caso no.

Così mentre da Bagnoregio percorriamo il lungo viale che conduce alla “Città che muore”, cerco di percepire scrutando l’orizzonte con la curiosità del bambino, di anticipare mentalmente lo scenario che da lì a poco si presenterà davanti a noi.
Per parecchia strada non trovo spifferi di paesaggio a cui aggrapparmi, solo cartelli che di tanto in tanti ci ricordano che siamo sulla giusta via.
Finalmente cominciamo ad intravedere una minuscola parte di valle, la curiosità aumenta progressivamente.
Arriviamo in un piccolo parcheggio, davanti a noi un casolare ed un cancelletto aperto.
Oltrepassiamo il cancello e in pochi passi ci troviamo sul belvedere, la terrazza che si affaccia sulla vallata.
Il respiro si ferma, le parole rimangono sospese.
Gli occhi si illuminano davanti ad uno spettacolo che va oltre le attese.
Davanti a noi Civita domina la scena. picsart_11-09-10-50-33
Sospesa nel cielo, aggrappata in cima ad una collina di tufo alta circa 400 metri
Maestosa e fragile.
Sembra un luogo proveneniente da un’altra dimensione, da un mondo fantastico, dai racconti delle favole.
Scendiamo qualche scalino avviandoci verso il ponte stretto e lungo che consente l’ingresso al paese.
Trecento metri circa, abbastanza impegnativi, soprattutto nell’ultima parte dove il ponteggio sale con una discreta pendenza per raggiungere la porta d’ingresso.picsart_11-09-10-52-39
Attraversando Porta Santa Maria (l’ultima rimasta delle cinque entrate originariamente presenti) ci si ritrova catapultati indietro di qualche secolo.
Nonostante la presenza di turisti, di parecchi ristoranti, di fiori un po’ ovunque, sui davanzali delle finestre, lungo le rampe delle scale, la sensazione di essere in un luogo in cui il tempo si è fermato non viene intaccata.
È una presenza strana come un’immagine olografica dal passato.
Come se il fantasma di quel che fu Cività sia lì presente.
Aleggia nella piazza principale sterrata, nei vicoli, si nasconde dietro alle finestre delle case.picsart_11-09-10-53-21picsart_11-09-09-06-09

picsart_11-09-10-54-16Un Borgo vivo e dormiente nello stesso istante.
Una sensazione insolita e affascinante.
Per mangiare, colpiti da un attacco di tirchieria da viaggio low-cost, abbiamo deciso di portarci dietro il pranzo al sacco.
Dopo accurata ricerca troviamo una bella panchina in pietra in un angolo apparentemente tranquillo.
Davanti a questa bella scalinata.picsart_11-09-10-55-20
Tiriamo fuori i nostri viveri e iniziamo il pasto.
Finiamo per fare da esca per gli altri turisti che passando di lì, vedono noi, si accorgono della scala e dello scorcio niente male e iniziano a far foto.
Quindi tante foto.
Quindi tantissime foto.
Quindi in tante case italiane e straniere tra i ricordi di viaggio comparirà uno scatto con un bell’angolo di Civita rovinato dalla presenza di due viaggiatori taccagni con la bocca piena, l’aria stralunata e una povera bimba al seguito.
Riprendiamo la visita.
Cerco ogni punto da cui poter godere la suggestiva vista dei calanchi.picsart_11-09-08-48-53

Civita è un’opera d’arte costruita dall’uomo, scolpita dalla natura.
La sua storia lunga 2500 anni circa, parla di terremoti, di erosioni, di frane, di impotenza dell’essere umano di fronte a fenomeni più grandi di lui.
Non si possono dominare, ci si può solo adattare.
Cercare di prevenire.
Ma non dominare e nemmeno sottovalutare.
Mai…

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Dove porterà questa scala?

picsart_11-09-09-22-53picsart_11-09-09-21-51picsart_11-09-09-27-40

P.S. Mentre uscivamo dal paese abbiamo visto una signora che camminava sul ponte in direzione opposta alla nostra.
Al suo fianco due persone
(probabilmente il marito è la figlia)
la tenevano a braccetto incitandola “dai che mancano solo pochi metri!”
Aveva evidenti problemi di acrofobia (paura del vuoto).
Dura come un tronco di legno.
Sul viso un leggero sorriso o forse più una smorfia.

Negli occhi il terrore.

Ho provato compassione e ammirazione.
Non so se lo facesse per accontentare i suoi cari, per andare oltre i propri limiti o per entrambe le cose insieme.
Comunque sia si può solo apprezzare chi invece di scappare dalle sue paure ci cammina sopra.

Halloween a Viterbo

Lo scorso weekend siamo stati a Viterbo.
Siamo arrivati sabato verso le sei del pomeriggio accolti dal traffico cittadino.
Non abitando in città mi trovo abbastanza impacciato quando devo affrontare viabilità complesse.
Chiaro, Viterbo non è Roma però basta e avanza per mettermi in difficoltà così il primo impatto non è  stato dei migliori.
Poi quando un posto è nuovo ci si trova sempre un po’ spaesati.
Il navigatore ti indica una via, sbagli a canalizzarti, la macchine in fila ruggiscono, motorini che passano ovunque, pedoni che attraversano,  clacson che suonano come un’orchestra che accorda gli strumenti.
Il semaforo scatta e tu sei lì che in brevissimo tempo devi decidere come agire.
“Faccio il furbo e mi infilo con prepotenza nella corsia giusta? Sì e poi magari finisco per causare un incidente… no meglio che ormai seguo la strada e poi vediamo dove mi porta.
Però va a capire che giro mi tocca fare…”
E quindi stress, indecisione e ti viene anche da chiederti chi te l’ha fatto fare.
In un modo o in un altro però arrivi a destinazione.

La sera cartina alla mano facciamo la prima passeggiata nel centro storico ed anche in questo caso la sensazione da pesce fuor d’acqua che accompagna ogni prima volta, ogni esperienza nuova.
Le vie si incrociano, si assomigliano, confondono e smarriscono e alla fine per capirci qualcosa guardiamo più la cartina che la città.picsart_11-03-10-04-11
Il giorno dopo ripercorri le stesse strade e già ti sembrano più familiari.
Cominci a sentirti a casa, il traffico fa meno impressione e i vicoli del centro si riempiono di persone che chiacchierano, che leggono il giornale sedute sugli scalini delle fontane.

E così arriva un’altra giornata che ci offre una dolce folla di bambini felici, tutti mascherati per la festa di Halloween.
L’allegria, la gioia di vivere rimbomba fra i muri dei palazzi.
Passeggiamo per Corso Italia circondati da mostriciattoli, streghette, vampiri.
Una dolcezza infinita.
Eleonora osserva con attenzione, incuriosita da tutti quei suoi simili, cerca di interagire nel suo linguaggio ancora incomprensibile, sghignazza ad ogni cane.
Arriviamo in Piazza del Plebiscito meravigliosamente illuminata quando la sera non è ancora notte ed il gioco di luci è un emozione magica, un incanto seducente. picsart_11-03-10-01-59picsart_11-03-10-01-13picsart_11-03-10-06-59Sorge un’altra alba e un altro mese se ne va.
La mattina vado a prendere la macchina per caricare i bagagli, rifaccio lo stesso percorso.
Lo osservo in una giornata di festa, in un momento di tranquillità.
Abbasso il finestrino, l’aria è fresca, il sole si posa delicato sulla città, inizio a riconoscere qualche volto.
Santa Rosa domina Porta Romana. Splende nel suo candore.
Ogni volta mi meraviglio di come le cose cambino quando hanno il tempo di maturare nei nostri occhi.
Ma in realtà siamo noi che cambiamo.
Ogni momento.
E in verità sono loro che osservano noi cambiare.
Continuo a guardarmi intorno mentre penso che a Viterbo mi ci potrei affezionare.
Ma è già arrivata l’ora di ripartire.

Storia di un simbolo e riflessioni

In centro a Lugo c’è un monumento dedicato a Francesco Baracca, il più grande aviatore italiano durante la prima guerra mondiale.picsart_10-26-05-07-56
Baracca deve la sua fama alle numerose vittorie aeree riportate in battaglia.
Vittorie che gli valsero diverse medaglie al valore.
Battaglie che gli valsero la morte.
Infatti a soli trent’anni morì abbattuto a sua volta da un aereo nemico.
Non starò qui a discutere sulla stupidità delle guerre perché non è questo l’obiettivo della mia narrazione.
Quella che voglio raccontare è la storia di un simbolo caro a molti appassionati di macchine.
Uno dei più famosi marchi italiani nel mondo.
Il cavallino rampante.

Baracca nel 1917 fece dipingere proprio questa icona sul suo aeroplano come stemma personale.
Qualche anno dopo la sua morte la contessa Paolina Biancoli, madre di Francesco, incontrò Enzo Ferrari quando ancora era un pilota dell’Alfa Romeo.
Il suggerimento che la signora diede ad Enzo fu di mettere sulla macchina il cavallino tanto caro al figlio perché gli “avrebbe portato fortuna”.
Più che un consiglio è stata una profezia.

Perché vi ho raccontato questo?

Perché viviamo in un mondo pieno di simboli, di monumenti, di modi di dire che quotidianamente usiamo senza conoscerne la storia e spesso il significato.
Perché chi ama viaggiare lo fa per vedere ma soprattutto per capire, per arricchirsi.
Per coltivare il proprio orticello di conoscenze.
Perché a volte, certi racconti, sono in grado di scatenare qualcosa nella mente, portandoci a fare riflessioni sulla vita, sulla società, su se stessi.
Che non sai bene da dove siano partite.
Però sono lì come piccole scintille che cercano di accendere il fuoco della comprensione.
Perché tutti combattiamo le nostre quotidiane battaglie, inseguendo ideali, giusti o sbagliati che siano, troppo spesso rincorrendo il futuro o ancorandoci al passato.
Dimenticando che la vita è oggi e in fin dei conti non possiamo mai sapere per cosa verremo ricordati

Un po’ di Francia a Lugo di Ravenna

L’idea di base era quella di organizzare una giornata a Lugo ispirata alla Francia.
Prima il Mercatino Regionale Francese, una fiera itinerante con prodotti e venditori transalpini, una piacevole scoperta fatta in Liguria,picsart_10-18-02-07-00 poi il Parco del Loto dove c’è un bel laghetto con ninfee e fiori di loto.

E qui la mente va a Monet, ai suoi splendidi dipinti ed alla vera e propria fissazione che ebbe, nell’ultimo periodo della sua vita, per le ninfee, dipingendole a ogni ora del giorno, per anni, ogni volta sotto una luce differente.
Adoro gli impressionisti perché sono stati capaci di rivoluzionare l’arte spostando l’attenzione dalla perfezione al sentimento.
Non ricercavano la precisione nelle loro opere.
Imprimevano nelle tele l’emozione che provavano davanti al soggetto scelto.
I quadri impressionisti non li guardi.
Li senti.

Quindi ricapitolando il programma era: prima Mercatino Francese, poi Parco del Loto.
Bene, ora togliete il Parco del Loto e mettete la pioggia.
Sì perché, dopo aver fatto razzia di baguettes, formaggi puzzoni ma buonissimi, biscotti burrosi, croissants.picsart_10-18-02-05-28
Dopo aver respirato il profumo del sapone di Marsiglia ed aver apprezzato i ricami delle tovaglie provenzali.
Dopo aver parlato l’Esperanto con aggiunta di gesti con una ragazza al banco dolci ( io non conosco il Francese, lei non conosceva l’Italiano. Ne è venuto fuori un misto con in mezzo un po’ di Inglese, una roba incomprensibile).picsart_10-18-08-25-23picsart_10-18-08-29-14
Dopo tutto ciò è arrivata la pioggia che ha guastato i nostri piani.

A questo punto avevamo due scelte: tornare a casa e chiudere lì la nostra giornata fuori porta oppure il centro commerciale più vicino…
Io sono allergico ai centri commerciali.
È più forte di me.
Passati i primi due minuti per l’effetto novità quando se ne visita uno nuovo, mi viene l’allergia.
Ho il mal di testa automatico e gli occhi mi diventano come quelli dello scoiattolo dell’Era Glaciale.
Da Monet al centro commerciale.
Come passare da un piatto sfizioso ad un brodino comprato, anche un po’ freddo.

A Romina piacciono di più quindi decidiamo di andare.
Ne troviamo uno lì vicino, entriamo nel parcheggio e addirittura troviamo posto davanti all’entrata.
Faccio manovra, mi volto indietro per controllare che non passi nessuno mentre sono in retromarcia, “cavolo Eleonora si è addormentata! E adesso?
Romina mi guarda “se la tiriamo giù si sveglia. Mi sa che è meglio se torniamo a casa“.
Grazie tesoro mio, non sai quanto bene ti vuole il babbo!picsart_10-18-02-04-06

Una settimana tra Liguria e Toscana

È stato un viaggio speciale, il primo così lungo con la nostra bimba.
Abbiamo girovagato tra Liguria e Toscana dal 3 al 10 Settembre.
Il periodo secondo me è ottimo per visitare la zona perché non c’è l’affollamento che si può trovare a luglio-agosto però ancora è caldo.
Ci siamo sempre mossi con la macchina tranne a Riomaggiore dove siamo andati in treno.
Vi racconto qualcosa delle località che abbiamo visitato.

Castelnuovo Magra
Un paese collinare in provincia di La Spezia. In posizione abbastanza strategica perché al confine tra le due regioni.
È stata la nostra base.
Abbiamo affittato un monolocale all’interno di un agriturismo immerso nella natura con terrazza e splendido panorama compresi.picsart_10-12-01-35-55
In cima alla collina, merita una visita l’antico borgo medievale.
Se passate da queste parti vi consiglio di fare una sosta culinaria alla Focacceria Cinquecento.
Il locale è veramente bello sia internamente che nella parte esterna.
Noi ci siamo stati una sera e abbiamo scelto di mangiare fuori.
Il giardino molto curato e l’atmosfera calda e rilassante predispongono l’animo.
Il cibo fa il resto.
Non si ordina alla carta.
Ci sono dei menù già pronti comprensivi di bevanda, caffè e dessert.
Abbiamo ordinato una tagliata di Black Angus (270 grammi!) ed un menù vegetariano buonissimo ed abbondante.
La focaccia te la portano a palate ed è buona da commuoversi.

Lerici
Piccola e graziosa.
Ha una bella piazza circondata da palazzi variopinti (tipici della zona) e sovrastatata dal castello medievale.dscf1575
Il lungomare è ideale per una passeggiata scacciapensieri
.
Se arrivate in macchina troverete un parcheggio a più piani all’inizio della ZTL.
Non è proprio economico (noi per due ore abbiamo speso 6 euro!)
però in pochi minuti di camminata arriverete in centro. Se preferite c’è anche un servizio di navetta.

Sarzana
È la seconda città per popolazione della provincia di La Spezia.
Durante la nostra visita al centro storico
abbiamo scoperto il Mercatino Regionale Francese.
Una vera pacchia per i golosi (quindi per noi).
Ne parlerò in un post a parte.
A Sarzana mi è capitata una cosa carina:
mentre passeggiavamo lungo uno dei viali del centro vedo una signora in difficoltà nel tentativo di aprire il portone condominiale con bicicletta al seguito.
Mi avvicino è appoggio la mano alla porta che si rivela essere un vero e proprio macigno “le serve aiuto signora?” lei si volta e mi risponde “ah non si preoccupi grazie” e poi “ma lei lo sa che è la prima persona in tanti anni che si offre di aiutarmi? Complimenti è proprio una persona educata“.
Preso alla sprovvista.
Avete presente le espressioni imbarazzate nei vecchi cartoni giapponesi.
Ecco, la mia doveva avvicinarsi parecchio in quel momento.
Ho arrangiato un goffo ringraziamento con faccetta ebete e via che sono andato fiero come un pavone.
È proprio vero che spesso dimentichiamo l’importanza è la bellezza dei piccoli gesti.dscf1568dscf1565

Riomaggiore
L’unico borgo delle Cinque Terre che abbiamo visitato.
Ne ho già parlato qui.dscf1602dscf1603

Porto Venere
Senza dubbio la località che ci è piaciuta di più. Qui ho scritto un post di sensazioni.
Il consiglio è di prendersi almeno una giornata perché va esplorata con calma per poterla apprezzare in tutto il suo splendore e magari farsi un bel giro in barca.dscf1660img_20160906_170008811

Viareggio
Vedete questi due gelati.
Quello in basso a sinistra si chiama Fantasia di Burlamacco.dscf1691
Confesso di averlo mangiato con devozione senza avere la minima idea a cosa si riferisse il nome.
Per chi non lo sapesse
Burlamacco è la maschera di riferimento del Carnevale di Viareggio.
Per intenderci è questo qui.picsart_10-12-08-12-00

Il lungomare viareggino è grandissimo! I palazzi in stile liberty che si affacciano direttamente sul mare hanno un’aria vagamente orientaleggiante.
L’effetto è piacevole ed insolito.viareggioviareggio2

Pisa
È  stata l’ultima tappa del nostro viaggio.
Quando ci si trova davanti a qualcosa che hai visto migliaia di volte in cartolina, in tv o su internet, iniziano una serie di raffronti con l’immagine mentale che ti eri costruito. È più alta, meno alta, più bella, più brutta, più pendente, meno pendente, l’ambiente intorno è diverso da come me lo ero immaginato e così via (Io per esempio sono stato colpito dalla accuratezza del prato).


Poi cominci a guardarti intorno e ti sembra di essere ad un convegno di mimi. Tutti in pose plastiche a farsi immortalare nel tentativo di sostenere la torre.
Tranne una.
La signora asiatica che si fa fotografare bella sorridente mentre lei la torre tenta di buttarla giù…
Comunque il complesso è molto bello e attira tantissima gente da tutto il mondo.dscf1738dscf1742
Un’altra cosa che ci rimarrà impressa di Pisa è la pizza che abbiamo mangiato al Quarto d’ora Italiano, una piccola pizzeria in centro.
Troppo buona!

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Pizza con burrata e prosciutto crudo senese, tanto per stare leggeri

Tra le tante emozioni che questo viaggio ci ha regalato ce n’è una che mi rimarrà impressa come un tatuaggio sulla pelle.
Non riguarda un luogo ma un momento.
Un rituale tenero come una carezza.
Nell’agriturismo dove pernottavamo c’era una piscina di quelle rialzate.
Niente di che ma era in un bel punto, nel verde, un po’ isolata, circondata dagli ulivi.
La sera quando rientravamo dalle escursioni, prima che il sole calasse prendevo la mia bimba e la portavo con me.
A quell’ora non c’era nessuno.
La piscina era tutta per noi.
Eleonora si guardava intorno senza comprendere bene cosa stessimo per fare.
Quando vedeva l’acqua capiva e le si illuminavano gli occhi.
Quello che provavo in quegli istanti giocosi è spensierati con mia figlia non si può spiegare a parole.

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Grazie alla nostra fotografa personale. Mamma Romina.

Meravigliosa Porto Venere

L’itinerario era già pronto.
Avevamo preparato tutte le tappe, deciso dove fermarci a mangiare, studiato i metodi migliori per arrivare in ogni località.
Poi qualche giorno prima della partenza mia moglie chiacchiera su Facebook con una sua amica di Torino che “coincidenza” si è trasferita da qualche anno a Porto Venere.
Devi venire per forza qua, è molto bello“.
Non è stato un consiglio ma un richiamo vero e proprio, per fortuna lo abbiamo colto al volo.

Porto Venere è una meraviglia!
Quando arriviamo è circa mezzogiorno, ci accoglie immersa nella luce del sole, colorata, gioiosa.picsart_10-04-09-18-36

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Che mare!

Ci conquista subito, già dai primi scorci per poi continuare con la piazzetta dove inizia la zona pedonale.

Ci passeremo solo mezza giornata.
Troppo poco ma abbastanza per respirare le sue mille atmosfere, per comprendere che questo luogo è come un corpo in cui convivono anime diverse ma in grado di completarsi e fondersi generando un’alchimia perfetta.

Dalla piazza oltrepassiamo l’arco dove inizia il vicolo principale.
Camminiamo all’ombra di palazzi a tinte vivaci tra negozietti carini e tanti ristoranti.picsart_10-04-09-24-23
Vista l’ora il nostro primo obbiettivo è mangiare.
Vaghiamo famelici alla ricerca del Portivene, un ristorantino che su TripAdvisor gode di ottime recensioni. Lo troviamo quasi alla fine del viale.
I giorni prima eravamo indecisi se prenotare ma poi era uscita fuori la classica frase “a settembre, a pranzo, in mezzo alla settimana, vuoi che sia pieno!”.
È pieno…
Per fortuna ci dicono che in pochi minuti dovrebbe liberarsi qualche tavolo.

Il locale è piccolo ma curato, con un bancone veramente caratteristico a forma di barchetta.
Giusto per soffrire un pò di più decidiamo di attendere che si liberi uno dei quattro tavolini esterni.
Aspettiamo seduti su una panchina proprio davanti all’entrata. Un cane se ne sta lì  di fronte a noi, sdraiato sotto il tavolo in attesa che i padroni finiscano il loro pasto.
Ci osserva con aria compassionevole.

Alla fine l’attesa è breve e comunque ne sarà valsa la pena perché il proprietario è  molto gentile ed il cibo ottimo.
Credo di non aver mai mangiato delle french fries (quelle cotte con la buccia) così buone.
Sì, lo so, suona strano l’elogio alla patatina fritta, ma vi assicuro che erano straordinarie!
Provare per credere.

Riprendiamo il cammino.
Sazi e soddisfatti ci dirigiamo verso la Chiesa di San Pietro.
Uscendo dal centro storico il paesaggio muta completamente. La visuale si apre. L’Isola di Palmaria ( la prima delle tre isole di Porto Venere) compare alla nostra sinistra.

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Palmaria ci accompagna verso la Chiesa di San Pietro

Il paesaggio diventa di pietra, il percorso sale a gradoni fino a raggiungere la Chiesa che guarda il mare.
Non lo guarda solo, sospesa sulla roccia, ci si allunga proprio dentro.
Uno scenario da film fantasy.picsart_10-04-09-35-26

Continuiamo a salire. Raggiungiamo una porticina da cui si accede alla scogliera posta proprio davanti alla Grotta di Byron. Sopra c’è un’iscrizione che recita “questa grotta ispiratrice di Lord Byron ricorda l’immortale poeta che ardito nuotatore sfidò le onde del mare da Porto Venere a Lerici“.
Non so se la storia della coraggiosa traversata sia vera, di certo è facile pensare che questo luogo fosse fonte di ispirazione per i poeti.
Scendo per osservare mentre Romina scatta qualche foto da sopra.img_20160906_142750359_hdr
Le grotte mi affascinano sempre.
Sono il mistero per eccellenza.
Sono i luoghi della fantasia dove nascondiamo le nostre paure, dove collochiamo accessi per mondi sotterranei.

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La grotta di Byron proprio sotto al Castello Doria

Torniamo verso il lungomare. Ormai siamo in pieno pomeriggio ed il caldo comincia a farsi sentire così decidiamo di fermarci in un bar per poterci rinfrescare con un frappè e un gelato.

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Dolce far niente!

Seduti all’ombra lasciamo che l’aria di mare settembrina si rubi i nostri pensieri. Per un attimo mi sembra di poter tornare indietro nei secoli, di poter intravedere nelle case strette ed alte l’antico borgo di pescatori da cui questo luogo ha avuto origine.picsart_10-04-09-29-47picsart_10-04-09-31-14

Restiamo ancora un pò a goderci la magia di Porto Venere. Osservo il mare, l’aria selvaggia di Palmaria, i ragazzi che giocano, si tuffano nell’acqua cristallina, mi guardo intorno.
È tutto qui, tutto insieme. Poesia, natura, storia, relax.
Assorbo ogni cosa come una spugna.

Ci sarebbe ancorata  tanto da vedere ma la nostra piccolina comincia ad essere stanca così decidiamo che è arrivato il momento di tornare alla base con un sorriso in più ed un ricordo bellissimo.

 

 

Riomaggiore, un assaggio delle Cinque Terre

Nel corso del nostro viaggio di una settimana al confine tra Liguria e Toscana non potevamo non inserire almeno una tappa alle Cinque Terre.
La scelta è caduta su Riomaggiore. In realtà avevamo inizialmente progettato di visitare anche Manarola, approfittando del viale dell’amore, un sentiero a picco sul mare lungo circa un chilometro che collega queste due località.

Il problema è che poco prima di partire ci siamo accorti che questo sentiero è chiuso a causa delle frane avvenute durante l’alluvione del 2011. Solo un breve tratto è percorribile da Manarola. Dovrebbe essere riaperto nel 2018.
No comment…
Il mezzo migliore per raggiungere le Cinque Terre è senza dubbio il treno, anche se per una famiglia con passeggino al seguito non è proprio comodissimo. In stazione è possibile anche acquistare la Cinque Terre Card che consente di usufruire in modo illimitato di treni, minibus e sentieri che collegano le varie località.
Sconsiglio la macchina perché i parcheggi costano tanto ed è difficile trovare posto.
Usciti dalla stazione troverete, alla vostra destra, un tunnel pedonabile piuttosto originale, completamente decorato con mosaici dell’artista Silvio Benedetto, che vi condurrà direttamente nel cuore del borgo.
All’uscita questa bella parete

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Bellissimo mosaico all’uscita del tunnel

Cosa ci ha colpito di più di questo bellissimo posto?
Il colore.
Quello delle barchette, dell’acqua e dei palazzi. Non è un colore saturato come quello delle cartoline o delle immagini pubblicitarie. Quello reale trasuda storia, sa di mare, di antichi pescatori, di tradizioni che sopravvivono alla modernità. È come bere un buon vino, ne respiri il profumo, ne gusti il sapore, ma è il retrogusto che te lo fa veramente apprezzare.

Un piccolo suggerimento, per prima cosa scendete verso il mare per godervi le caratteristiche barchette del porticciolo, le bellissime scogliere, riempirvi gli occhi e poi fate un bel respiro…

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Riempire l’anima con i colori e le atmosfere del porticciolo

Ok, avete caricato a dovere i polmoni?
Bene, perché ora vi aspetta una bella salita lungo tutto il Borgo.
Io ho spinto la mia bimba, comodamente spiaggiata sul passeggino, tutto il tempo. Arrivato in cima ero praticamente parallelo alla pavimentazione…
Qualcuno obbietterà, giustamente, “ma perché non ti prendi un marsupio da viaggio di quelli da caricare sulle spalle?”.
Giusto! Il problema è che mia figlia quando si stanca diventa la bambina del film  L’esorcista, comincia a dimenarsi assumendo posizioni inumane e a menare certe testate che neanche i tori di Pamplona. Quindi per preservare la mia incolumità (sì la mia, perché i bambini hanno la testa come il guscio meliconi, rimbalza e non si rompe) preferisco spingere il passeggino anche nelle situazioni più impervie.

Fine divagazione, torniamo a noi.

Arrivati al culmine della salita potrete scegliere di ritornare verso la stazione passando per una stradina panoramica dove incontrerete anche la Chiesa di San Giovanni Battista.picsart_09-26-09-28-39

Un’ultima nota. Sopra il tunnel di cui parlavo prima (quello che conduce alla stazione) c’è una piazza. Niente di che, ma è un buon punto per fare un paio di foto interessanti e apprezzare un vivace murales.

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Foto dalla piazza con biciclettina

La cosa strana e che quando siamo saliti noi la piazza era completamente vuota.
Neanche un’anima!
Stranissimo perché sono convinto che in questi luoghi così visitati i turisti te li ritrovi anche in casa se dimentichi il portone aperto.
Mah, va a capire!picsart_09-26-09-27-33